Articoli

Dettagli Scritto da Super User Categoria: Curiosità Pubblicato: 18 Giugno 2015 Visite: 1690

Oggi, arrivando “Da Annita” sono stata " investita " da un effluvio dolcissimo proveniente dagli alberi di tiglio che regalano la loro ombra all’ingresso della casa... allora ho pensato che dovevo riuscire a raccontarvi questa sensazione, la storia de l'amore sotto gli alberi di tiglio....

Ma come si fa a raccontare un profumo? E’ una fragranza avvolgente, dolce e penetrante con fresche note che si accordano con una quieta, profumata sensazione di benessere. 

Il tiglio mi ricorda la fine della scuola, gli scrutini, gli esami, le giornate lunghe e faticose di studio che preannunciavano l’estate, calda, solare, festosa.

Ecco: il tiglio è per me un indimenticabile profumo di esami e d’estate.

Ma qui da Annita i tigli ricordano ancora le marachelle di Luca che ogni giorno ne combinava una di nuovo e i bagnanti venuti alle Terme che in estate prendevano il fresco sotto la loro ombra fitta e generosa.  

Luca mi ha raccontato che la nonna Annita a luglio raccoglieva i fiori, li stendeva in soffitta sopra un graticcio  e quando erano ben asciutti, li riponeva al buio in vasi di vetro. 

Nelle sere di inverno, dopo cena o prima di andare a letto l'Annita si preparava una tazza di infuso di fiori di tiglio con un cucchiaio di miele per conciliare il sonno e agevolare la respirazione.

Il tiglio è un albero sacro, portato in Italia dai Cimbri nel II secolo a.C., simbolo di amicizia e fedeltà. 

Unito alla quercia è un talismano che vi assicurerà un amore longevo e fedele; mescolato alla rosa aumenterà il vostro potere di seduzione. Tra qualche giorno preparerò dei mazzetti di tiglio e quercia legati con un fiocco rosso per quando verrete a trovarci...sono il simbolo dell'amicizia e della fedeltà. Usate il tiglio per i vostri rituali d’amore e per propiziare il sonno e ............ i sogni.

Qualche volta persino le api, quando con insistenza raccolgono il nettare, vengono come assopite e si adagiano sull’erba all’ombra dei tigli nel giardino di Annita.

... e percorri una strada merlata di alberi

in un caldo pomerigio di giugno

la mente altrove

lo sguardo perso tra le foglie e il sole

giochi di luce ... giochi  di fantasia

... occhi socchiusi....

La voce rauca, travolgente ma anche  sensuale di Janis Joplin intona una Summertime fantastica... 

che quasi  fa scoppiare il cuore!

 

Dettagli Scritto da Super User Categoria: Curiosità Pubblicato: 17 Giugno 2015 Visite: 1819

“Dov’è Rapolano?...Quali sono i bagni?”

….esclamavano i viaggiatori arrivati alla stazione di Rapolano nel 1878 scendendo dal convoglio e via, chi ai BAGNI CALDI, chi ai BAGNI FREDDI, chi a quelli TEMPERATI…

4 TermeProprio così alla fine dell’ottocento Rapolano aveva ben 4 stabilimenti termali, lo sapevate?
Ecco una vecchia cartolina e un piccolo riassunto della Guida ai Bagni di Rapolano di M.Cellini , un piccolo volume del 1878 che Luca ha comprato su Ebay ! ! !
“Prevengo ancora che nel discorrere dei singoli stabilimenti, dovendo necessariamente trattare di uno alla volta, osserverò l'ordine cronologico e.... imploro fin d'ora sui singoli Proprietari degli stabilimenti una pioggia di bagnanti e di... biglietti di buon augurio..." (Guida ai Bagni di Rapolano di M.Cellini – 1878)

Marii oldBAGNI CALDI DI RAPOLANO di proprietà del Signor Achille Marii (avrete sicuramente riconosciuto nella foto d'epoca le attuali Terme San Giovanni)...questo antico stabilimento, già conosciuto fina dai tempi della Repubblica Senese ed al quale accorse S. Caterina con la propria madre, ha 30 camere, buona tavola rotonda ...lettere a domicilio. Gli accorrenti troveranno alla Stazione un apposito Omnibus che li condurrà allo Stabilimento... Il prezzo delle immersione per quelli che albergano nella attigue Locande avvi la seguente tariffa: 1° classe - una lira al giorno..."molte rilevanti e note fino dai tempi antichissimo sono le virtù terapeutiche atte specialmente a guarire molte malattie sordide della pelle, le ulceri, il prurito e le disposizioni frigide dell'utero e valet etiam ad impregnationem ut patet per experientia....”

AQ part2Bagni dell'ANTICA QUERCIOLAIA presso Rapolano....prendono il nome dal luogo dove risiedono, distano dall'acqua di Arunte soli sessanta passi, onde riesce facile, a chi lo desideri, di fare una cura interiore ed esteriore ad un tempo. La sorgente è circondata da un bel fabbricato che comprende due bagni comuni, uno per maschi e l'altro per le femmine...Il piano superiore è composto di molte camere da letto, ad uso di locanda. La temperatura dell'acqua al punto di scaturigine si presenta costante di +39°....

Bagni di ARMAIOLO dal nome del vicino castello... resta ancora la località Bagni Freddi a ricordo dell'antico stabilimento... di proprietà della nobil signora VIRGINIA BUONINSEGNI, antico bagno conosciuto fino dal 1600... ne parla l'illustrissimo Targioni-Tozzetti nel 1857: acqua limpidissima, odore di indrogeno solforato, temperatura di 23° Réumur (29°C), grandissima abbondanza della sorgente detta del Bollore (378 barili in un'ora). 

Bagni freddi

Ha azione tonica, guarisce le malattie a tipo cronico. In fondo ad un piazzale coltivato in gran parte a giardino ed ombreggiato da numerose piante sorge lo Stabilimento, il quale consta di un bel fabbricato...con un'ampia sala d'aspetto e alcune stanze pel riposo e per la lettura dei giornali, ed un goloso ed eccitante assortimento di bibite rinfrescanti e di vini sceltissimi...

Bagni Temperati ATTICCIATI detti anche Bagni di San Giacomo a Pelacane...la struttura è facilmente riconoscibile vicino alle Terme Antica Querciolaia....nel 1842, nel fare alcuni scavi fu rinvenuta una polla di acqua termo-minerale che fu denominata dal fu Signor Giacomo Atticciati Acqua di San Giacomo a Pelacane. La nuova acqua termosulfurea fu ritrovata efficacissima per uso di bagni nelle malattie croniche della pelle, e specialmente nelle varie specie di erpetri... 

temperati

Lo Stabilimento è situato in amenissima saluberrima posizione, corredata di camerini con tinozza e pavimento di marmo, di una comoda locanda; sale d'aspetto, piano-forte, giornali, cassetta postale ec.

Ma non possiamo dimenticare "L'acqua di ARUNTE".... nasce quest'acqua framezzo alcuni massi di travertino che si trovano a poca profondità del suolo...Queste acque prodigiose vengono bevute avidamente da quanti desiderano campar cent'anni e cercano un pretesto per passare un quarto d'ora allegramente...e se vero è il proverbio toscano che "il riso fa buon sangue" , vi lascio immaginare che sangue sopraffino dovrà essere quello di chi viene dall'acqua di Arunte...(la vecchia foto ritrae le mescitrici di Chianciano)1933mescitrici Chianciano.

Vi chiederete: ma dov'è la Fonte d'Arunte ? ? ?

Non esiste più, lì vicino è stata posta "La Porta dell’Acqua" di Pietro Cascella, inserita nel suggestivo spazio del Parco dell’Acqua in prossimità delle Terme Antica Querciolaia.
Raccomando caldamente ai miei Lettori la scrupolosa osservanza del popolare precetto (Guida ai Bagni di Rapolano di M.Cellini – 1878) sulle....precauzioni igieniche da osservarsi da chi beve l'acqua d'Arunte:

"Se al mattino l'acqua prendi, non mangiar se non la rendi, dopo pranzo non dormire se non vuoi presto morire"

Dettagli Scritto da Super User Categoria: Curiosità Pubblicato: 17 Aprile 2015 Visite: 9398

Ieri nel giardino di Annita, ho visto un....fiore di soffione. Non è un fiore in realtà...il fiore di tarassaco o dente di leone era lì, qualche mese fa, un magnifico, solare fiore giallo, innocente, dorato e sereno come un tramonto di maggio. Da poco si è trasformato in una lunare sfera leggera, ricamata dalle coroncine di piumette attaccate ai semini che se ne stanno stretti stretti al centro del...soffione. E allora vi racconterà una fiaba mai raccontata, che è la favola della vita così come ce la tramanda il...dente di leone.

"In un verdissimo prato contornato da tante chiazze colorate viveva una pianta con tanti grossi fiori gialli, insieme a tante altre sue gemelle. Pianta che attirati in primavera il maggior numero d'insetti per impollinare i suoi fiori, li vedeva trasformare in tanti piccoli semi, che potevano planare nell'aria con l'aiuto del vento, grazie ai lunghi filamenti bianchi posti come dei raggi di sole sulla testa del loro esile corpo. In un giorno come tanti altri, quando ormai la stagione era matura e tutto pronto per l'addio dei semi dalla madre pianta, uno di questi nel vedere dalle altre piante il volar via degli altri semi di soffioni esclamò «Mamma perché dobbiamo andarcene?». «È così che le cose sono sempre andate e così devono andare» gli spiegò la madre, cercando di fargli accettare quanto stava succedendo. «Io non voglio lasciarti qui tutta sola, mamma, come sta accadendo per le altre piante» replicò il piccolo seme alla madre «Non è giusto» continuò. «Figlio mio anche io prima di te sono stata un seme e ho dovuto lasciare mia madre e tutti i miei fratelli, solo così il mondo può proseguire» aggiunse la madre. Il piccolo seme però non ne voleva sapere di ascoltare la madre, convinto dell'ingiustizia di quanto stava accadendo, così non appena il vento autunnale iniziò a soffiare sempre più forte lui rimase lì stretto stretto a colei che lo aveva generato. «Non vado via mamma... io no!» disse mentre i fratelli pian piano prendevano il volo, verso quella che sarebbe stata la loro nuova vita, in un futuro ancora incerto. Una ventata ancor più potente si portò via in un attimo un intero ramo, tutti in una volta quei semi iniziarono il loro solitario viaggio, ma lui era ancora lì, attaccato con tutte le sue forze. Così uno a uno i fratelli del seme, compagni in quella breve vita, senza fare alcuna resistenza andarono via; era rimasto solo lui... quando in un istante d'apparente quiete un soffio di vento lo prese alla sprovvista e anche lui si allontanò dalla pianta. «Nooo...» gridò inutilmente il piccolo seme, ma ormai la madre non poteva più ascoltarlo, era da solo lì sospeso in aria a volteggiare da una parte e da un'altra, in balia del vento. Vedendo alcuni dei suoi fratelli che lo accompagnavano in questo viaggio e altri invece che si fermavano in qualche posto. 

Superata la prima iniziale paura, di quanto stava accadendo, il seme iniziò a guardarsi intorno, il prato che conosceva e dove era nato non c'era più, ma ora vedeva cose che mai aveva visto prima. «È stupendo» esclamò quando vide un azzurro fiume pieno di pesci che vi nuotavano dentro. «Fantastico...» disse alla vista di immense montagne con le cime completamente innevate. La meraviglia del seme non trovò fine, non immaginava di trovarsi davanti a tante belle cose, lui che prima aveva conosciuto solo quel prato che ora gli sembrava così piccolo e pallido di fronte alle bellezze naturali che nemmeno immaginava che esistessero. Valli, pianure, laghi, boschi gli si presentavano innanzi. Quando poi il vento, che l'aveva sospinto in quel suo viaggio alla scoperta del mondo, si placò, il piccolo seme planò leggero leggero verso il basso in una immensa distesa dove solo il nulla gli faceva compagnia; ancora non sapeva che lì avrebbe passato il resto della sua vita. Giunto sulla terra si adagiò in una insenatura e passarono giorni, settimane, mesi, con l'alternarsi del sole e della luna, del giorno e della notte. Poi fitte piogge si fecero sempre meno intense, le giornate diventavano sempre più lunghe e là dove si era posato il seme fece la sua comparsa una verde gemma. La primavera stava arrivando nuovamente e ciò che una volta era un seme divenne dapprima germoglio e poi una pianta ricoperta di tanti bei fiori gialli, così il piccolo seme di soffione capì di far parte del circolo della vita e che anche lui avrebbe generato altri suoi simili per consentire il continuo rigenerarsi del mondo. (fonte http://www.tiraccontounafiaba.it/ Scritto da Alessio Sgrò)

Vita e morte di un fiore fragile ed etereo, piccolo e apparentemente insignificante, ma protagonista di un destino vitale comune a tutti i viventi, il "Soffione", ha una simbologia particolare legata ai temi del viaggo e del distacco. E' un fiore che spunta in ogni mese dell'anno e in ogni parte del mondo: sui bordi delle strade, in campagna o nelle alture...un vero e proprio simbolo di vita costantemente sotto i nostri occhi. Genera dei semi che prima o poi volano via, in cerca di un terreno fertile dove crescere. I piccoli semi alati compiono un viaggio pieno di sfide e di sorprese, nel quale imparano a lasciarsi andare al flusso della vita, prima con esitazione, e poi sempre più affascinati dalle meraviglie del viaggio. Ogni seme diventerà un fiore, incoraggiando alla vita un nuovo seme titubante, pauroso del distacco. Il tarassaco si soffia e - in un certo senso - soffiando aiutiamo la dispersione del seme che costruirà un suo futuro; quel seme che un giorno diventerà un bocciolo verde, un largo fiore giallo...un altro soffione.

Il suo può essere considerato un "dramma" come scrive Emily Dickinson....costretto a lasciar andare i suoi semi nel vento, a distaccarsi da essi, e questi, a loro volta, a lasciarsi andare a una nuova avventura...

 It's little Ether Hood
Doth sit upon it's Head -
The millinery supple
Of the sagacious God -

Till when it slip away
A nothing at a time -
And Dandelion's Drama
Expires in a stem.

   

Il piccolo Etereo Cappuccio
Poggiato sulla Testa -
Modisteria flessibile
Di un Dio sagace -

Fin quando scivola via
Un nulla alla volta -
E il Dramma del Soffione
Si estingue in uno stelo.

Lo stesso accade nella nostra vita... solo distaccandoci - nostro malgrado - dal "nostro fiore", possiamo cercare un terreno fertile sul quale attecchire e conquistare l'autonomia. E poi, come un grande soffione, a nostra volta, perderemo continuamente tanti semi, ma ognuno di essi conquisterà la sua libertà e la sua realizzazione...e allora:
Che i vostri sogni possano trasformarsi nel volo di un candido soffione.
Che quei puri pensieri possano divenire morbidi come piccole stelle di cotone,
come bianche nuvole autunnali.
E che il vento possa disperderli nell'aria, danzanti e leggeri.
Là, dove potranno sbocciare come profumati boccioli a primavera...

... e davvero che ogni vostro desiderio si liberi nel cielo e diventi vero..


 

Dettagli Scritto da Super User Categoria: Curiosità Pubblicato: 22 Maggio 2015 Visite: 2063

«Innanzitutto credi che tali uomini abbiano visto di se stessi e dei compagni qualcos'altro che le ombre proiettate dal fuoco sulla parete della caverna di fronte a loro?»

...ricordate il mito della caverna di Platone? 
Chi di noi non è restato affascinato dall'immagine dell'uomo che scambia per realtà quella che ne è soltanto una proiezione ! ! !
Le ombre sono seducenti perché sono così strane e il linguaggio metaforico ha pescato abbondantemente nel tesoro di immagini che nascono dall'ombra.Le ombre sono immateriali, sono prive di consistenza, ed è per questo che essere l'ombra di se stessi significa non conservare più che una parvenza di quello che si era. Sembrano da sempre consegnate al mondo delle apparenze. L'ombra è un'immagine, una rappresentazione dell'oggetto che fa ombra. Ma ne è una rappresentazione incompleta, una silhouette in cui solo il contorno viene rappresentato; l'interno dell'ombra è indistinto e non dice nulla dell'oggetto che proietta l'ombra se non che è un oggetto opaco, non trasparente. 

L'ombra è una traccia. (Skia, il termine del greco antico per l'ombra, significa anche traccia.) Talvolta in questa terra di mezzo, è la materia a farsi pur a stento liberatrice o produttrice nello spazio di enigmatiche ombre destinate a vivere una loro autonoma, strana vita... ed è perché sono scure o addirittura oscure che le ombre possono nascondere...La filosofia e l'astronomia sono figlie dell'ombra. I Greci fanno addirittura risalire l'arte pittorica e la scultura al momento in cui venne tracciato su un muro il profilo dell'ombra di una persona. La pittura e la scultura nascono proprio quando l'ombra viene fissata su un muro dalla mano che disegna.Secondo Leonardo l'ombra propria è attiva ed emette dei raggi d'ombra, dei raggi ombrosi. (cfr. "La scoperta dell'ombra" – R. Casati)
Ma lasciamo la parole alle immagini....di luci e di ombre...
"Diluciediombre" è un libro fotografico dalle immagini suggestive, dense di pathos, capaci di muovere sentimenti di gioia e talora di malinconia. Di chiaroscuri dell'anima rapiti agli angoli delle vie del paesino dove sono nata, Serre di Rapolano, piccolo borgo dalle tinte medievali, con il suo bianco castello, situato nella terra delle Crete Senesi, oltre il confine meridionale del Chianti a trenta chilometri da Siena, tra boschi, colline e la valle del fiume Ombrone.
Negli scatti di Elia Passerini (serrigiano d'adozione), dominano luci ed ombre tra giochi di foglie proiettate sui muri, finestre, terrazze, lampioni.
In pittura e nel disegno si "ombreggia" per dare rilievo all'immagine. E questo Elia lo fa con grande abilità. Lo fa senza pennelli, ma con la macchina fotografica e, sempre con l'obiettivo, cattura la luce solare creando giochi di ombre. Serre diviene così quasi magica, si fa arte pura nei vicoli, negli angoli, nei particolari...nel leone in pietra impavido sotto i raggi del sole.
In questa realtà quasi metafisica e scarsamente antropizzata, i luoghi sono deserti e neppure in attesa di essere popolati ma esprimono la loro qualità nel rapporto con le storie a cui hanno fatto da sfondo, nello scontro di tanti contrasti che li animano.
Il biancore del travertino non smette mai di trapelare dal rosso del cotto e dal grigio della pietra, ricreando un gioco di diversità, la passione e la fermezza spuntano da una difficile mediazione fra spinte divergenti, dalla morbida tonalità che sorge dalla mescolanza del bianco con il nero. (cfr. "diluciediombre" – E. Passerini)
Un borgo e un castello vivono da stagioni antiche la loro vita nella campagna senese. Qualcosa rimane e permane in vaghe forme della medievalità, altri aspetti si modificano sotto i colpi millenari di una vita di lavoratori della pietra e cavatori malpagati... le loro storie, le loro mani che hanno sfiorato i vecchi muri scrostati dal tempo e in più riprese dipinti, gli antichi portoni con inserti di più materiali ....immagini e luoghi della mia infanzia che diventano figure e forme sempre più semplificate che perdono ogni contatto con la realtà: diventano solo luce e colore.
Così l'antico paese delle Serre gioca con il sole dall'alba al tramonto, vita e fine di ogni giorno, e le antiche storie di un popolo e un castello tornano a vivere...nelle luci e nelle ombre....

"Lontano, ero con te quando tuo padre entrò nell'ombra e ti lasciò il suo addio."

E. Montale

Dettagli Scritto da Super User Categoria: Curiosità Pubblicato: 01 Marzo 2015 Visite: 1480

Ci sono pietre e luoghi che raccontano, più di altri....il desiderio di infinito dell’uomo.

Uno di questi luoghi è molto vicino a noi...ed ha un posto speciale nel mio cuore.

"Arrivando dalla strada di Montalcino nella splendida e solitaria Valle Starcia, a fianco dell’antica Via Francigena, l’Abbazia di Sant’Antimo appare all’improvviso in un microcosmo non violato dal tempo e forse perché stregata d’amore  ogni volta mi abbaglia e mi stordisce con la sua bellezza e la sua magia.

Un mondo di realtà e fantasia, dove i forti contrasti si fondono in un unico insieme: se apri gli occhi sulla realtà vedi un luogo unico ed incontaminato, dove l’azzurro del cielo può essere rigato dalla scia argentea di un aereo, se chiudi gli occhi puoi facilmente udire nella valle il cupo scalpitio degli zoccoli del grande esercito di…Carlo Magno." (cfr. D.Rocchetti)

Proprio così la leggenda narra che Carlo Magno, attorno all'anno 800, di ritorno a Roma, accampò i suoi uomini, colpiti dalla peste, in prossimità dello Starcia. Nottetempo gli apparve in sogno un Angelo che gli disse: "Alzati e quando avrai salito quel giogo, scaglierai un dardo e coglierai quell'erba nella cui radice si sarà conficcata la freccia, la tosterai sul fuoco e ridotta in polvere la darai a bere insieme al vino (già il Brunello???) ai malati." 

Così si fece e l'esercito guarì. 

Carlo Magno, il cui nome rimase legato a quello della pianta miracolosa, detta appunto erba Carolina o carolingia, in ringraziamento per il miracolo avrebbe fatto erigere l'Abbazia donando le ossa dei Santi martiri Antimo e Sebastiano. 

Le radici che hanno proprietà diuretiche e vermifughe, non vengono ormai più utilizzate. Fino a non molto tempo fa, sull’Amiata, si usava ancora fissare il fiore di questa piantina allo stipite della porta per fungere da igrometro. Infatti, essendo sensibili all’umidità ambientale, le brattee florali si aprono con il bel tempo e si chiudono se sta per piovere.

Troviamo una bellissima descrizione della Carlina Utzka nei Commentari di Pio II, il Papa di Pienza:

"La pianta è provvista di foglie spinose e aderenti al suolo in difesa del fiore, che è simile a un cardo, ma da esso differisce per il colore. Essa ha una radice dolce, grande come quella della cicoria, e per concessione divina esibisce ancora oggi la cicatrice della ferita infertale, ricordo indelebile del miracolo”. 

Sant’Antimo è questo e molto di più. E’ una casa di pietra abitata dall’Assoluto.

 

Prenota adesso

Simple Booking Syncro Box ™ - Vertical Box Kids Age

Ospiti camera #2
Ospiti camera #3
Ospiti camera #4
Protected by Verisgn Informazioni protette con certificato SSL 128 bit

Offerte... solo per te

Un regalo speciale...
Non regalate il solito profumo o cravatta!
Leggi tutto...

Chi trova un amico...trova un tesoro
In vacanza con gli AMICI (sconto "10+5")
Leggi tutto...

Fuga romantica ? ? ?
...trovate il tempo per le emozioni ! ! !
Leggi tutto...

Le offerte non sono cumulabili e sono modificabili in base alla disponibilità dell'Hotel.

curiosita