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Dettagli Scritto da Super User Categoria: Curiosità Pubblicato: 31 Agosto 2014 Visite: 2697

Certe cose capitano così. Che per esempio una moglie parli con un’amica confidando che suo marito per hobby ripara le vespe. E che il compagno dell’amica abbia da qualche parte una vecchia Vespa da recuperare…

E così succede che Luca e Roberto recuperino una Vespa 50 L del 1969 (faro tondo, 3 marce) che usavano tanti anni fa, e che da circa 25 anni era parcheggiata in garage. 

Vespa arriva un giorno di maggio, e le sue condizioni appaiono subito abbastanza gravi. Siamo nella classica situazione in cui non si può ignorare il problema ma recuperarlo è costoso ben oltre il valore intrinseco del mezzo. Che fare?

Luca non ci pensa su molto: Vespa è legata alla sua adolescenza. Recuperarla per lui vuol dire incorniciare un pezzetto di ricordi.

Talvolta un oggetto permette di catalizzare momenti passati insieme, storie, episodi, avventure come neanche una lanterna magica potrebbe fare.

Vespa è l’album dei ricordi di Luca….ma non solo il suo.

“La Vespa - come racconta Maurizio Ferrini uno dei responsabili della campagna pubblicitaria del 1969 - nasce nell’immediato dopoguerra, riciclando gli impianti produttivi e gli stock del magazzino (area ricambi e semilavorati) di una storica fabbrica di aeroplani, la Piaggio. In sostanza, le prime motorette sono dei veri e propri riassemblaggi, geniali ma molto approssimativi, di una linea di fabbricazione di piccoli aerei da ricognizione.

Solo per collegare questo antefatto ad un qualcosa che sta nell’immaginario collettivo, ricordiamo tutti il Nanni Moretti di “Caro Diario” che va in giro per Roma su una Vespa tutta storta, diciamo con una verticale disassata di almeno una ventina di gradi. Quella caratteristica, oggettivamente un difetto, dipendeva dal fatto che il motore era nato per tutt’altri scopi e per anni non c’è stato verso di riuscire a collocarlo al centro del mezzo."

Le ruote della Vespa sarebbero i ruotini di coda del quadrimotore, il motore uno dei motorini di avviamento radiali dell'aereo; sicuramente la forcella proviene dai carrelli di atterraggio.

La Vespa fu un grossissimo successo di mercato negli anni 50 ed all’inizio dei 60. Successo però declinante verso la fine di quei decenni. Piaggio intervenne con qualche ritocco di carrozzeria, un nuovo scudetto, e, soprattutto, la ricerca di una campagna pubblicitaria innovativa, brillante, spiazzante.

E così nel 1969 nasce a Firenze la campagna pubblicitaria “Chi “Vespa” mangia le mele (chi non vespa no)“

"Ma cosa c’entra la Vespa con le mele? Ciò che si voleva era soprattutto lanciare una formula linguistica insolita, potenzialmente spiazzante rispetto al clima incredibilmente conformistico di quegli anni. 

L’accusa rivolta alla Leader fu “ma voi volete vendere motorette o state cercando di vendere libertà?”. 

E’ chiaro che utilizzando un topos caratterizzato come “la mela” si sapeva che si sarebbero stimolate letture semanticamente ambientate in aree attinenti il sesso e la sessualità, ma non era quella l’intenzione di base. L’aspettativa era che un messaggio attenzionale perché insolito come claim, centrato su un simbolo ricco di implicazioni (anche implicazioni sessuali) fosse in grado di stimolare discussioni, riflessioni personali e collettive.

Dopo un po’, il verbo “vespare” divenne un sinonimo di fare petting,  più civile di pomiciare e meno scontato di limonare. La possibile deriva sessuale aveva preso il sopravvento, indipendentemente dalle intenzioni del suo autore"

Verranno lanciate altre campagne pubblicitarie con slogan indimenticabili, “Le Sardomobili ti rubano la vita, fa prima chi Vespa” e ancora “Le Sardomobili si sfidano sempre, pace ‘chi Vespa’ “, che concorreranno ad alimentare un’immagine di libertà, ribellione ed anche, velatamente, di trasgressione.

Ma tornando alla nostra Vespa che abbiamo lasciato dal meccanico… a febbraio, dopo quasi 10 mesi di lavoro, è pronta a tornare a casa con il nuovo colore avorio che ha sostituito il verde metallizzato originario.

Luca è soddisfattissimo e se verrete a trovarci “Da Annita” vi capiterà di vederlo arrivare con Vespa con la spesa nel cestino di vinco intrecciato fissato nel portapacchi…..

Proprio così: “Un giorno un piccolo aereo lasciò le ali in cielo per diventare un mito in terra”

 

 

 

 
Dettagli Scritto da Super User Categoria: Curiosità Pubblicato: 09 Aprile 2014 Visite: 1364

“Sapete, è geniale questa cosa che i giorni finiscono. E’ un sistema geniale. I giorni e poi le notti. E di nuovo i giorni. Sembra scontato, ma c’è del genio. E là, dove la natura decide di collocare i propri limiti, esplode lo spettacolo...i tramonti." (A. Baricco, Oceano Mare)

Adoro immergermi nella dolcezza del tramonto; a volte vorrei abitare sul pianeta del Piccolo Principe dove basta spostare la sedia di qualche passo per vivere un tramonto dopo l’altro….dove il tramonto è infinito.

Si dice che il tramonto sia l'unico momento in cui il nostro mondo e l'altro si congiungono.

E’ un’esperienza unica, diversa in ogni luogo che ci consente di cogliere la vera natura, l’essenza, la magia di uno spazio. Come raccontarvi il tramonto sulle Crete Senesi così come lo potrete “sorseggiare” dalle finestre o dal giardino di Annita?

Mi farò aiutare da Tina Boscagli, pittrice di Asciano scomparsa un anno fa, che amò profondamente queste terre e seppe cogliere e trasmettere le tinte, le essenze e le dolcezze di questi paesaggi dal particolare colore grigio-azzurro, resi tali della presenza dell'argilla e della creta. In alcuni suoi appunti scrisse: “Mi recavo spesso con tela e colori alla ricerca del colore e della “luce” e questa rimarrà sempre, quando eliminerò la linea ed i contorni. Forse per un bisogno di essenzialità o di cambiamento, il paesaggio intorno a me non è più lo stesso.

Desidero cogliere il colore, la luce del sole, il colore della pioggia tra i rami degli alberi, il movimento del vento, le nuvole che corrono, il colore rosa, le terre colorate, incredibilmente belle. 

Queste terre antiche dove si sente quasi il respiro del mare emanano una luce chiara fatta di sabbia e di creta. Con un fascino irresistibile.

E le colline prendono un loro cammino tra le nuvole".

Ecco il tramonto “Da Annita”: immergersi in un paesaggio di colore e luce chiara fatta di sabbia e creta, senza linee e contorni, sentendo il respiro antico del mare e vedere le colline che lentamente si incamminano….tra le nuvole.

 

Dettagli Scritto da Super User Categoria: Curiosità Pubblicato: 09 Aprile 2014 Visite: 2460

Mi piace condividere con voi….la meraviglia di conoscere attraverso gli altri.

Ieri è entrata “Da Annita” Artila insieme al suo ragazzo e mentre prendevo i dati per la registrazione, mi ha chiesto chi fosse l’autore della foto in bianco e nero che vedete qui accanto incorniciata dal magico maestro corniciaio Andrea Galluzzi (lui mi odia perché gli faccio fare sempre le peggio cose, guardate quanti passepartout per aumentare la profondità prospettica della foto!?!?!?).

Le ho risposto che non sapevo, lei mi ha detto: “dovrebbe essere di Erwitt”. E lì si è aperto un mondo, ho cercato ed ho scoperto chi è Elliott Erwitt (e la foto è sua: Francia Provenza 1955).

Oggi è  un omino curvo dai tratti marcati, che ha colto la dolcezza di una Marilyn in piena fioritura e la sotterranea innocenza del volto di Che Guevara. Quello che ha fatto la storia della Magnum con Robert Capa e dello sguardo del Novecento. 

In molti (come ho fatto io) si avvicineranno con lo sguardo indagatore alle sue foto  bisbigliando al vicino "Questa la conosco".

E’ la fotografia come dono; immagini in bianco e nero, fissate sulla carta come frammenti senza tempo.

Ed ecco ….i due innamorati che sembrano strappare baci all’orizzonte infinito nello specchietto retrovisore di un’automobile, oppure la Tour Eiffel vista dal Trocadero, ove all’improvviso appare il vento (sì, è possibile fotografare anche il vento!) e tutto si muove: gli ombrelli si rovesciano, una figura (fra Chagal e Fred Astaire) spicca un salto a sovrastare la torre.

Non manca la poetica del quotidiano con la fragranza di pedalate lungo i viali della Provenza francese, e quella leggerezza (non la superficialità) che impreziosisce situazioni banali, drammatiche o surreali.

E allora la luce, le geometrie esatte, le espressioni rubate ai soggetti, le angolazioni inattese, i tagli scovati e i contrasti densi, arrivano con slancio, catturati e restituiti grazie all’esercizio di uno sguardo sensibile, colto, incisivo, affinato nel tempo.

Quando la fotografia accade, succede senza sforzo, come un dono che non va interrogato né analizzato.

«Non ci vuole poi molto – dice Erwitt - vedi una cosa che ti incuriosisce e scatti».

E senza assolutamente voler competere con uno dei maggiori fotografi del secondo Novecento, guardate la meraviglia e la dolcezza di questa piccola foto che ho scovato in una vecchia scatola di biscotti in soffitta; è stata scattata decenni fa dai genitori di Luca in viaggio….ma quanta emozione emana ancora!

E sapete cosa c’è scritto dietro?

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